FOTOGRAFIA E CERVELLO: PERCHE' PIACE UNA FOTOGRAFIA.
Pubblicato il 10/04/11
Categoria Tecnica
Gradimento: Molto Interessante
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Osservando un'immagine, a volte viene naturale domandarsi: perchè mi piace? Cosa mi attrae di più rispetto ad un'altra fotografia? La stragrande maggioranza delle volte capitoliamo alla risposta, risolvendo il quesito con supposizioni di tipo soggettivo puramente legate alla sensazione senza alcuna spiegazione certa.
Ma è possibile invece osservare una regola tangibile al di sopra della soggettività, per cui la maggiorparte delle persone gradisce o rifiuta la vista di un'immagine? E' possibile creare la fotografia psicologicamente perfetta?
I fattori che incidono sul gradimento e sulla scelta sono molteplici e di natura differente:
- il fattore antropologico culturale è probabilmente il fattore più soggettivo di tutti, visto che il coinvolgimento si estende ad un gruppo culturale ed etnico. Normalmente dalla nascita fino alla morte riceviamo una serie di influenze di tipo culturale, tradizionale che ci permette di vivere all'interno del nostro gruppo di appartenenza. La scrittura è uno dei fattori culturali più influenzanti ad esempio. La nostra convenzione vuole che si scriva da sinistra verso destra, associando lo stesso movimento nella lettura delle immagini. Sentiremo quindi più familiarità in una fotografia proiettata verso destra.
                                E.Smith "Tomoko Uemura nel bagno"
-Fattori di tipo inconscio:
 il cervello umano tendenzialmente lavora "sotto ipnosi". Il 95% delle scelte che facciamo non hanno una direzione esplicabile in maniera cosciente. Guidando un'auto da parecchi anni, non dovrò più pensare a come si cambia marcia o come si fanno le curve. Il corpo svolgerà le operazioni in maniera del tutto automatica. La stessa cosa accade nell'acquisizione della realtà fotografica: il nostro occhio e il cervello leggono una fotografia con una serie di automatismi, indipendenti da questioni culturali.
Ad esempio, il nostro cervello percepisce prima le alte luci e non le ombre; la retina è maggiormente sollecitata dai bastoncelli, i recettori della luce bianca. Per una questione ovvia di sopravvivenza in condizioni di scarsa illuminazione, è evidente l'importanza di recepire anche la minima illuminazione, ricercando ovviamente la luce. Una fotografia ben congegnata cercherà perciò di porre principalmente l'illuminazione in maniera determinante sul soggetto, che potrà anche essere il solo sguardo, un gesto o un movimento.
                                E. Smith "Pazzia"
Altro aspetto non cultturale (o almeno non del tutto) è il linguaggio non verbale.
La natura dei rapporti umani è continuamente influenzata da un continuo scambio tra soggetti, di informazioni di tipo non verbale: posizioni del corpo, modalità di movimento ed espressioni determinano in maniera instantanea il rapporto che intercorre tra soggetti.
La fotografia ovviamente è un condensato di linguaggio non verbale. Riusciremo a riconoscere un rapporto di rabbia o pacificazione, senza conoscere la natura del rapporto tra i soggetti.
Importante sarà perciò conoscere i fondamenti del linguaggio non verbale per sfruttare al massimo la capacità espressiva di una fotografia.
E.Smith "Genitori osservano il dottor Ceriani mentre cura la figlia"
Ultimo aspetto non per importanza, è nella lettura delle proporzioni.
Il nostro cervello è spesso molto pigro, legge meglio immagini divisibili in terzi. Basti fare questo piccolo esperimento: prendendo una qualsiasi immagine che ci colpisce e cercando all'interno il numero minimo di elementi affinchè abbia efficacia, scopriremo che spesso il numero sarà quello di tre.
Per cui l'inquadratura efficace dal punto di vista della lettura, dovrà avere preferibilmente tre elementi identificativi principali, possibilmente posti su diagonali.

                            E. Smith "Guardia civile- Spagna"
Questi sono gli elementi maggiormente distintivi perchè un cervello gradisca più o meno una fotografia, ovviamente composta da altre numerosissime componenti. Ma limitare la bravura di un fotografo alla conoscenza di queste sole nozioni, sarebbe limitativo.
Altresì si può dire che il valore aggiunto di chi si pone dietro una macchina fotografica, sta nel conoscere la maggiorparte delle variabili che compongono una fotografia di qualità.
Purtroppo o per fortuna, anche le emozioni hanno delle regole.
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